Nicola Paparusso, Terry Devol e la Abbey Road Prouction lanciano nuovi talenti musicali grazie alla tax credit

articoli home / Rock & Vogue / slide home / maggio 12, 2015

tax creditNicola Paparusso Terry Devol e la Abbey Road Prouction lanciano nuovi talenti musicali grazie alla tax credit.
La tax credit è un provvedimento a favore del settore musicale (nell’ambito del “Decreto Valore”), che contiene una serie di disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei Beni e delle Attività Culturali. Per il panorama musicale italiano, uno stimolo per chi produce musica nell’investire, soprattutto in nuovi talenti, visto che questa agevolazione è dedicata esclusivamente alle pubblicazioni di opere prime e opere seconde, quindi rivolta a giovani artisti e compositori emergenti.

Ne parliamo con il produttore televisivo e cinematografico Nicola Paparusso, che di recente ha intrapreso anche la produzione discografica, dopo il debutto-successo del video musicale “Gol” interpretato dai due rapper Osmani Garcia, e Pitbull. Paparusso ci tiene comunque a considerarsi un neofita del settore e ama definirsi un innovatore delle strategie che lo regolano. “La scelta del governo Letta e dell’ex ministro Bray è un importante strumento per promuovere nuovi talenti – spiega il produttore- nonché un investimento per il futuro artistico del paese, in un momento in cui è indispensabile far fronte alla crisi del mercato musicale. Il meccanismo è semplice: le imprese discografiche (grandi e piccole, major e indipendenti) che decidano di investire sui nuovi talenti, avranno la possibilità di usufruire di un credito di imposta dell’investimento fatto in tal senso. Le nuove produzioni discografiche potranno essere di qualsiasi genere musicale (jazz, pop, elettronica, rock, contemporanea, world, classica…).

Importantissimo è il riconoscimento, attraverso questo meccanismo di incentivazione, che la musica, tutta la musica, non solo quella d’estrazione classica, abbia una rilevanza nella crescita culturale del paese e sia a tutti gli effetti un prodotto culturale, che come tale va trattato. Senza le discriminazioni che fino a ieri consideravano “cultura” solo alcune parti della produzione musicale nazionale e non altre

Noi produttori – aggiunge Paparusso – siamo i maggiori investitori diretti nelle carriere degli artisti. I contratti firmati con artisti emergenti solitamente prevedono e comprendono il pagamento di anticipi, i costi di registrazione, il sostegno al tour, la produzione video e i costi di marketing e promozione. Questi pagamenti diretti sono recuperabili con le royalty generate dalla musica registrata; in molti casi, però, gli artisti non riescono ad arrivare al pareggio, ma ciò nonostante non devono ripagare il debito contratto con l’anticipo. Il peso del rischio è tutto sulle nostre spalle. La produzione video, che è la componente che più mi emoziona, è più importante che mai, in un periodo in cui molti consumatori accedono alla musica attraverso piattaforme come YouTube e Vevo. Generalmente si producono due o tre video per album. I costi possono variare di molto, a seconda del singolo progetto: i video di alcune superstar possono arrivare a superare il tetto dei 500.000 dollari, mentre progetti più innovativi e/o a basso budget possono costare appena 10.000 dollari. Cifre così importanti non sono ovviamente sempre necessarie: i video si possono realizzare in modo molto più economico. L’approccio dipende sempre dai bisogni del progetto, appunto. Anche i costi di registrazione possono variare parecchio, a seconda dei progetti: alcuni che prevedono il coinvolgimento di produttori superstar e i migliori musicisti di studio alzano ovviamente le cifre medie necessarie in questo campo. Marketing e promozione sono la maggior voce di spesa individuale sostenuta per un nome emergente. Lanciare un artista presso un pubblico importante significa sbloccare una vasta gamma di opportunità di guadagno, dai concerti al merchandising e tutto questo richiede un significativo investimento iniziale. Negli ultimi tempi abbiamo orientato le spese di marketing verso le piattaforme digitali, che permettono di individuare e colpire con più precisione target specifici di consumatori. Ma i costi dell’online marketing sono in ascesa; per far conoscere i nostri artisti, dobbiamo comunque continuare a pubblicizzarli in televisione, radio, stampa e con la cartellonistica. Dare visibilità agli artisti in diversi mercati e a pubblici diversi è un modo fondamentale per raggiungere un’audience complessiva di massa: questa attività ha un costo significativo per noi. Però lanciare un artista e’ una grande soddisfazione, un susseguirsi di emozioni. Io e Terry Devol che con la sua esperienza mi affianca in questo percorso, siamo certi di fare qualcosa di bello ma soprattutto di giusto: dare una possibilità a chi lo merita. L’unico paletto che ci siamo posto e’ il limite di età. Siamo consapevoli che questo ragionamento cozzerà con certe logiche buoniste e talvolta giuste. Però chi investe e’ giusto che ottimizzi i costi ma soprattutto limiti al massimo i rischi. Sono dell’avviso che chi non si affaccia al mercato discografico entro i ventisei, ventinove anni al massimo, difficilmente riesce a farlo dopo. Lo vedo con chi comincia tardi o si ostina fino ad età molto matura. Rischia di fare il precario fino alla pensione e di apparire anche un po’ patetico scimmiottando le tendenze ed i look più recenti. Chi ama la musica e si sente artista può ed è giusto che lo faccia fino alla fine dei suoi giorni ma nella consapevolezza che lo fa per soddisfare un proprio bisogno, esternando il suo talento senza però cercare a tutti i costi successo, fama e guadagno. Largo non solo ai giovani ma anche a quegli artisti che hanno trovato riscontro in gioventù e sono rimasti in campo ad insegnare e tramandare la propria esperienza, il loro sapere e quindi: l’arte.