“Nessuna scala da salire” per Bugo

Rock & Vogue / febbraio 27, 2017

Il “fantautore” milanese  è reduce dall’ultimo album “Nessuna scala da Salire” (Carosello Records)

Bugo

Bugo

Abbiamo incontrato Bugo durante il suo tour di presentazione dell’album. Un disco consacra ancora una volta Cristian Bugatti alias Bugo, come uno degli artisti made in Italy tra i più originali ed apprezzati.

Dal 16 dicembre, inoltre, è in rotazione radiofonica “Nei tuoi sogni”, nuovo estratto dal disco, accompagnato dal relativo videoclip.

Bugo, a quasi un anno dalla pubblicazione dell’album, se dovessi fare un bilancio, che cosa ti ha regalato questo disco? E’ stato davvero un periodo, per te, senza “nessuna scala da salire?”

“Il primo grande risultato è stato il primo posto in classifica ufficiale per la vendita dei vinili, la prima volta per me così alto in classifica. Poi un bel tour, con tappe importanti come il Concerto del Primo Maggio a Roma e il Sziget Festival a Budapest, dovunque con una grande accoglienza da parte dei fan. “Nessuna scala da salire” è chiaramente un desiderio, un sogno, che è quello che piace fare a me: far sognare la gente! E’ chiaro che tutti abbiamo le nostre difficoltà quotidiane, “le nostre scale da salire”, però io non sono qua per cantare di sofferenza, ma di voglia di riscatto e coraggio, un po’ come fanno i blues man.”

A proposito cosa si cela dietro la scelta di questo titolo? Che cosa rappresenta?

“Ripeto, si tratta di un desiderio: in Italia sembra che sia vietato migliorarsi, a molti fa comodo che tu perda! Ma la mia musica parla per coloro che non smettono mai di sognare e di lottare: questi sono i miei fan, quelli che non hanno “nessuna scala da salire”, che è poi una condizione mentale.”

Nei tuoi sogni”, il quarto singolo estratto dall’album possiamo definirla una trasposizione in musica di come vedi l’amore?

E’ una canzone d’amore di un certo tipo, e cioè l’amore attraverso i sogni, quando due persone sono lontane e vivono l’amore non attraverso il contatto fisico. E’ solo una parte di come vedo io l’amore.”

Come mai la scelta dell’uscita in anteprima in vinile?

È stata una scelta strategica, per una settimana era possibile acquistare solo il vinile, non avevi altra scelta! Una strategia ripagata, visto che siamo balzati subito al primo posto della classifica vendite ufficiale della fimi. Essendo nato nel 1973, con i vinili sono cresciuto e non vedevo l’ora che tornassero. E visto che proprio dal 2016 esiste una classifica ufficiale di vendita ho colto l’occasione. La settimana seguente siamo usciti anche in cd e digitale per accontentare tutto il mercato.”

Nella track list hai inserito 3 brani strumentali dove spazi dall’elettronica anni ’80, al rock, ai beat più attuali.Ti ritieni onnivoro musicalmente parlando o c’è qualcosa che proprio non ti piace ascoltare?

“No, non sono un onnivoro, non sono uno di quelli che dicono “io ascolto di tutto”. Ad esempio il jazz per me è inascoltabile, cosi come il gothic metal e tutta quella roba. L’elettronica non mi piace tutta, quella di oggi non mi piace, non c’è umanità, come ad esempio era per i Chemical Brothers. L’elettronica è finita, non ha più storia per quello che mi riguarda. Non mi piace il cosiddetto “indie di adesso”, lo trovo autocompiacente e paraculo.”

Che cosa ti aspetta dopo il tour? Ti metterai già al lavoro per un nuovo album?

“Sì, sto già lavorando alle nuove canzoni, chitarra in mano, tutti i giorni cerco di scrivere cose nuove…. Quasi tutti i giorni, c’è’ anche la vita!”

Me la godo” è una sorta di seguito di “C’è crisi”?

“Non so, forse. Quando scrivo non penso mai a quello che ho fatto prima. Però forse hanno qualcosa in comune. E poi ha senso ancora dire che c’è crisi? In parte sì, ma ora dovremmo sperare nel meglio.”

Nella copertina del disco c’è una tua foto in primo piano, ti piace metterci la faccia nelle cose che fa?

“No, sono bello ed è giusto che mi si veda bene! (ride).”

C’è un artista che ti ha ispirato particolarmente?

“In Italia, Celentano, Vasco e Tenco. Per quanto riguarda gli stranieri direi le band, come Oasis, Nirvana. Non serve avere mille eroi, ne bastano due o tre.”

 

Intervista realizzata per il Corriere Romagna